+39 015 0991174 | info@ilfilodatessere.com

News

[Fonte: Confcooperative, Federsolidarietà]

Eletti presidente e consiglieri della federazione piemontese delle cooperative sociali 

Al Teatro Le Musichall ha avuto luogo l’assemblea elettiva di Federsolidarietà Piemonte, federazione che in Confcooperative rappresenta 404 imprese cooperative sociali attive nella nostra regione, di cui quasi la metà nell’area metropolitana. Si occupano di servizi alla persona (per infanzia, minori, famiglie, anziani, riguardanti salute mentale e dipendenze, bisogni educativi, abitativi, socio sanitari e di orientamento al lavoro) e inserimento al lavoro di persone svantaggiate. Fitta la partecipazione dei cooperatori e delle autorità.
E’ stato eletto all’unanimità presidente della federazione regionale Enrico Pesce, presidente del Consorzio Il Filo da Tessere di Biella, che ha ringraziato i cooperatori per la fiducia accordatagli e il presidente uscente Guido Geninatti per l’importante lavoro svolto. Pesce ha confermato il suo impegno per lo sviluppo delle cooperative sociali e, tramite queste, delle comunità in cui sono inserite.
L’assemblea è stata aperta dal presidente di Confcooperative Piemonte Domenico Paschetta, che ha valorizzato l’importante apporto di questo settore per tutta la cooperazione piemontese, e la sua capacità di innestare processi virtuosi e inclusivi nelle comunità locali.
“Si apre – ha dichiarato Guido Geninatti, presidente uscente nella relazione con cui ha concluso, dopo due mandati, il suo impegno istituzionale - una fase nuova per la cooperazione sociale.
Partendo dai risultati ottenuti, dobbiamo proiettarci in un terzo tempo della cooperazione in cui il welfare e lo sviluppo guardino a nuove iniziative e mercati, e la produzione di ricchezza diventi un elemento centrale finalizzato alla redistribuzione, in forme diverse, per realizzare economie virtuose che contrastino le profonde diseguaglianze che sono presenti, e si stanno via via accentuando, nel nostro Paese”.
Geninatti ha illustrato i dati, che attestano la capacità di resilienza della cooperazione sociale, che ha saputo reggere mantenendo l’occupazione, anche nei momenti più acuti della crisi: il valore della produzione è passato da 615 M/€ del 2010 a 813 del 2016. Il capitale sociale da 26,1 M/€ del 2010 a 31,8 M/€ del 2016. Ma sono gli occupati il dato più evidente: da 18.242 del 2010 a 22.466 del 2016, tenendo presente che, di questi, l’83 per cento è a tempo indeterminato. Si tratta di un dato occupazionale anche dal punto di vista qualitativo estremamente interessante.
Hanno partecipato al dibattito, tra gli altri, Flavio Zandonai, di Iris Network, Eliana Baici, Università Piemonte Orientale, Marco Camoletto, Osservatorio Fondazione del Piemonte.
Hanno concluso la mattinata l’intervento dell’assessore regionale alle politiche sociali Augusto Ferrari e le elezioni del presidente regionale, del consiglio regionale e dei delegati all’Assemblea nazionale che si svolgerà il prossimo 5 giugno a Roma.
“Le politiche di welfare sono un terreno potenzialmente fecondo per costruire processi di interesse generale - ha affermato Ferrari - Questo tipo di percorso fa emergere che su contrasto alla povertà e politiche attive gli attori pubblici e privati del welfare non sono attori residuali del sistema Paese”.

[Fonte: Vita.it - di Paolo Biondi]

L’appuntamento è stato l’occasione per la Federazione di fare il punto sulle sfide delle nuove diseguaglianze sociali, delle nuove tecnologie e dell’innovazione, dell’immigrazione e – buon’ultima – anche quella delle relazioni con il nuovo governo

Non solo il passaggio di testimone fra Giuseppe Guerini e Stefano Granata, passaggio dalla “gratitudine” alla “leggerezza” come hanno diversamente sottolineato i due. Ma anche l’occasione per fare il punto sulle sfide delle nuove diseguaglianze sociali, delle nuove tecnologie e dell’innovazione, dell’immigrazione e – buon’ultima – anche quella delle relazioni con il nuovo governo.

L’assemblea nazionale di Confcooperative Federsolidarietà è stata vivacizzata da un ordine del giorno ricco e stimolante. Prima assemblea a svolgersi con il nuovo statuto e i nuovi meccanismi di rappresentanza interna con l’elezione dei nuovi 70 consiglieri nazionali, al centro del dibattito c’è stata la “gratitudine”, come ha detto Guerini, prima di presndersi la stand ovation dei 407 delegati. Dal sentimento della gratitudine infatti, dice Guerini, può nascere la solidarietà. E di solidarietà c’è tanto bisogno in un mondo in cui «le diseguaglianze stanno crescendo in modo grandissimo nei nostri paesi e costituiranno un grande problema per la sostenibilità del welfare».

Il passaggio di consegne

Si tratta di una solidarietà che va portata nelle strade, perché – come ha aggiunto in conclusione dell’assemblea il neo presidente Granata – «dobbiamo tornare nelle strade, stare sulle strade, riappropriarci del linguaggio della nostra gente, perché spesso rischiamo di perdere di vista il senso delle nostre imprese. Il problema non è se nelle periferie ci vanno i Casa Pound o i centri sociali: il problema è se non ci andiamo noi».

La confermata presidente di Federsolidarietà della Lombardia, Valeria Negrini, ha spiegato come far fronte alle nuove diseguaglianze nate dall’innovazione, ma con un corollario non secondario: «Bisogna saper valorizzare i giovani nelle cooperative e fare cooperative interessanti in grado di attirare e coinvolgere i giovani». Un refrain questo ripreso poi anche da Granata.

Nel corso dell’assemblea il racconto più entusiasmante è stato certamente quello di Padre Antonio Loffredo sul Progetto di sviluppo del Rione Sanità a Napoli. «Utilizzando i beni storico-artistici che erano nel territorio, abbandonati a se stessi, siamo riusciti a rimettere in moto il quartiere. Lavoriamo molto sui beni della Chiesa, prendiamo questo patrimonio e lo mettiamo in mano ai giovani. È un altro modo di ottenere una rendita dai beni della Chiesa», ha raccontato. Padre Loffredo che si è poi soffermato sul fatto che i primi ad essere tenuti presenti per godere di questo patrimonio sono i disabili, in modo tale che anche le catacombe siano accessibili a tutti. «Stiamo poi cercando nel territorio di fare comunità e ci sono con noi anche i commercianti. Una comunità è tale se riesce ad aprirsi ai più lontani, al più povero, a chi in questo momento ha più bisogno».

Per saperne di più clicca sul link sopra, oppure qui: http://www.vita.it/it/article/2018/06/05/confcooperative-federsolidarieta-tra-presente-e-futuro/147092/

 [Fonte: Vita.it]

Un presidente politico per la CAI, un bonus da 10mila euro per le famiglie che hanno adottato, l'adozione europea e un Piano Africa per l'infanzia abbandonata: queste le priorità che AiBi in un lungo editoriale porta al neoministro Fontana. «Il nuovo governo non ripeta gli errori di Riccardi, Kyenge e soprattutto Renzi»

A livello mondiale dal 2004 al 2016 le adozioni internazionali sono calate quasi dell'80%. L’Italia non fa eccezione, ma sembra tenere meglio, registrando un calo del 55%. Le famiglie italiane si distinguono così per essere - nonostante la crisi mondiale dell’adozione - custodi di un’attitudine tutta italiana verso l’adozione internazionale, nonostante l’assenza di politiche familiari di sostegno alla scelta adottiva. Le coppie italiane non solo sono più accoglienti, ma si vedono genitori di bambini grandi, fratrie allargate e minori con bisogni sanitari e patologie di varia natura, non di rado ‘scartati’ da altri Paesi europei che godono di politiche familiari più strutturate. Nonostante ciò, la crisi delle adozioni internazionali in Italia è un fatto reale. Se per tutti gli altri Paesi quali USA, Francia e Spagna – per limitarci a quelli che da sempre fanno più adozioni internazionali – la crisi è iniziata nel 2006, l’Italia proprio in quell’anno saliva la china con dati dal 2006 in poi sempre in costante crescita fino al 2010, l’anno più fecondo con 4.130 bambiniadottati. Perché dal 2012 ha avuto inizio una progressiva caduta libera delle adozioni internazionali, con 3.106 minori adottati rispetto i 4.014 dell’anno prima? Perché la macchina politica della Commissione per le adozioni internazionali - vero motore del sistema adozione internazionale - ha smesso di funzionare. […]

A poche ore dalla formazione dalla formazione del nuovo Governo, ci chiediamo se è possibile salvare le adozioni internazionali. Cosa dovrà fare il nuovo governo per non sprecare la tensione all’accoglienza delle famiglie italiane e dare una risposta ai milioni di bambini abbandonati?

Nell'immediato, tre le azioni urgenti. In primis, si nomini un Presidente politico della Commissione per le Adozioni Internazionali e un Direttore generale che diano un rinnovato impulso alla tensione verso il rilancio dell’adozione che, finalmente, si respira da un anno a questa parte.

E poi un segnale, immediato, urgente e di controtendenza per ridare fiducia alle coppie italiane,riconoscendo un bonus da 10mila euro per ogni famiglia adottiva a conclusione dell’adozione internazionale: è la misura di emergenza che 20 Enti Autorizzati avevano chiesto con forza alla politica lo scorso 4 marzo nel corso della Conferenza ‘Adozioni internazionali: un bene per tutti’, svoltasi presso la Sala ‘Caduti di Nassirya’ del Senato della Repubblica. Le domande di disponibilità all’adozione internazionali sono passate da 7.882 nel 2005 alle 3.668 nel 2015, con un calo del 53% in dieci anni.

Nel medio termine ci si aspetta una forte azione in Europa che porti l’adozione internazionale nell’agenda europea con particolare interesse al tema dell’adozione europea, uno dei tasselli alla base di un sistema di protezione dell’infanzia più omogeneo, mentre oggi «gli standard di protezione dei minori e tutto il funzionamento del sistema della protezione dell’infanzia, dall’affido famigliare alle strutture di accoglienza alle adozioni sono diverse e, spesso, in deroga alle convenzioni europee e internazionali di tutela dei diritti dei minori. Se è vero che l’Europa ha una cultura unica, è doveroso cominciare a pensare all’Europa come un unico territorio e affrontare i problemi dell’infanzia come obiettivo comune. Un primo passo da compiere in questa direzione è sicuramente quello della creazione di una banca dati europea dei minori adottabili.

Per saperne di più clicca sul link sopra, oppure qui: http://www.vita.it/it/article/2018/06/04/adozioni-internazionali-4-proposte-al-ministro-fontana-per-rimediare-a/147061/

[Fonte: Vita.it - di Paolo Biondi]

L’appuntamento è stato l’occasione per la Federazione di fare il punto sulle sfide delle nuove diseguaglianze sociali, delle nuove tecnologie e dell’innovazione, dell’immigrazione e – buon’ultima – anche quella delle relazioni con il nuovo governo

Non solo il passaggio di testimone fra Giuseppe Guerini e Stefano Granata, passaggio dalla “gratitudine” alla “leggerezza” come hanno diversamente sottolineato i due. Ma anche l’occasione per fare il punto sulle sfide delle nuove diseguaglianze sociali, delle nuove tecnologie e dell’innovazione, dell’immigrazione e – buon’ultima – anche quella delle relazioni con il nuovo governo.

L’assemblea nazionale di Confcooperative Federsolidarietà è stata vivacizzata da un ordine del giorno ricco e stimolante. Prima assemblea a svolgersi con il nuovo statuto e i nuovi meccanismi di rappresentanza interna con l’elezione dei nuovi 70 consiglieri nazionali, al centro del dibattito c’è stata la “gratitudine”, come ha detto Guerini, prima di presndersi la stand ovation dei 407 delegati. Dal sentimento della gratitudine infatti, dice Guerini, può nascere la solidarietà. E di solidarietà c’è tanto bisogno in un mondo in cui «le diseguaglianze stanno crescendo in modo grandissimo nei nostri paesi e costituiranno un grande problema per la sostenibilità del welfare».

Il passaggio di consegne

Si tratta di una solidarietà che va portata nelle strade, perché – come ha aggiunto in conclusione dell’assemblea il neo presidente Granata – «dobbiamo tornare nelle strade, stare sulle strade, riappropriarci del linguaggio della nostra gente, perché spesso rischiamo di perdere di vista il senso delle nostre imprese. Il problema non è se nelle periferie ci vanno i Casa Pound o i centri sociali: il problema è se non ci andiamo noi».

La confermata presidente di Federsolidarietà della Lombardia, Valeria Negrini, ha spiegato come far fronte alle nuove diseguaglianze nate dall’innovazione, ma con un corollario non secondario: «Bisogna saper valorizzare i giovani nelle cooperative e fare cooperative interessanti in grado di attirare e coinvolgere i giovani». Un refrain questo ripreso poi anche da Granata.

Nel corso dell’assemblea il racconto più entusiasmante è stato certamente quello di Padre Antonio Loffredo sul Progetto di sviluppo del Rione Sanità a Napoli. «Utilizzando i beni storico-artistici che erano nel territorio, abbandonati a se stessi, siamo riusciti a rimettere in moto il quartiere. Lavoriamo molto sui beni della Chiesa, prendiamo questo patrimonio e lo mettiamo in mano ai giovani. È un altro modo di ottenere una rendita dai beni della Chiesa», ha raccontato. Padre Loffredo che si è poi soffermato sul fatto che i primi ad essere tenuti presenti per godere di questo patrimonio sono i disabili, in modo tale che anche le catacombe siano accessibili a tutti. «Stiamo poi cercando nel territorio di fare comunità e ci sono con noi anche i commercianti. Una comunità è tale se riesce ad aprirsi ai più lontani, al più povero, a chi in questo momento ha più bisogno».

Per saperne di più clicca sul link sopra, oppure qui: http://www.vita.it/it/article/2018/06/05/confcooperative-federsolidarieta-tra-presente-e-futuro/147092/

cooperjob logologo cgm logo confcooperative logo caritas neg logo rina neg

I cookie ci aiutano a fornire i nostri servizi. Utilizzando tali servizi, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra.