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 [Fonte: Vita.it - di Daniele Biella]

Il regista è l'italiano Michele Cinque, che Vita.it intervista alla vigilia della doppia proiezione in sala a Bologna, il 17 e il 19 giugno 2018. "Ho passato con loro 18 mesi, dalla prima missione in mare al momento del blocco preventivo della nave in porto", che ora è in attesa della chiusura delle indagini. "Ho visto giovani prendere in mano i propri ideali e portarli in mare salvando migliaia di persone nella denuncia contro un'Unione europea che rimane a guardare il dramma"

Questo è un film che va visto. Ora. Perché in questi tempi in cui una parte della classe dirigente mondiale ha deciso che la solidarietà può diventare reato, capire come nasce – e viene poi ridotto in fin di vita, ma non finisce – un ideale è oltremodo necessario. Stiamo parlando di "Iuventa", questo il titolo del film documentario. Il nome lo dice già: parla di giovani, giovanissimi, che finite le superiori hanno visto quanto accadeva di tragico nel Mare Mediterraneo e si sono messi in gioco, fondando la ong Jugend Rettet e poi raccogliendo 400mila euro con un incredibile crowdfunding per comprare un peschereccio del 1963 e metterlo in mare a salvare vite umane. Il fondatore ha 19 anni, si chiama Jacob Schoen, è tedesco, luogo dove è partita l’idea. A 20 anni, dopo avere recuperato migliaia di persone, è però uscito dall’ong. Per protesta: “Siamo nati per denunciare l’insolvenza dell’Unione europea nel garantire la salvaguardia della vita in mare. Ma siamo diventati strumento indispensabile della stessa Ue che non vuole risolvere il problema”. L’ong ha comunque continuato, fino all’evento che ha gettato nello sconcerto tutti i volontari e nel dubbio tante persone: il sequestro preventivo della nave, con un’indagine della Procura di Trapani che va avanti dall’estate 2016 per ora senza accuse formali ma con il fermo della nave che dura dallo scorso 2 agosto.

Il regista, l’italiano Michele Cinque, classe 1984 con alle spalle vari lavori documentaristici di qualità, segue la nave proprio dai primissimi momenti. Vede l’ispirazione: legge sulla stampa che ragazzi tedeschi stanno mettendo una nave in mare e va a farsi conoscere. A Malta, da dove il peschereccio sarebbe partito per la prima missione, d’accordo con il Mrcc, il Comando centrale della Guardia costiera di Roma, che coordina ogni movimento delle navi nel Canale di Sicilia, Mediterraneo centrale. Iniziamo da qui l’intervista al regista, il cui film avrà una doppia proiezione in sala molto presto: a Bologna la prossima domenica 17 giugno alle 16.30. Poi ancora Bologna il 19 e il 22 a Roma, ma presto anche Milano e Palermo. E dal 1 luglio, via al tour nelle sale tedesche, dove c’è già il distributore mentre in Italia per ora è tutto dal basso. Prima di parlare con Michele Cinque, ecco il trailer di Iuventa.

Come è andato il primo incontro con i fondatori di Iuventa?
Mi sono presentato al porto di Malta dopo che avevo scritto loro già con l’idea di fare un film. All’inizio erano scettici: era la loro prima missione in mare, non sapevano come sarebbe stata e avere una telecamera dietro non era il massimo. Poi però nei tre giorni di preparazione ci siamo conosciuti e hanno iniziato a darmi fiducia. Dopo una votazione di staff, la decisione è arrivata 15 minuti prima della partenza: mi facevano imbarcare con loro.

Per saperne di più clicca sul link sopra, oppure qui:  http://www.vita.it/it/article/2018/06/14/iuventa-il-film-realta-del-peschereccio-di-giovani-che-ha-salvato-14mi/147229/

[Fonte: Vita.it ]

Microsoft e Fondazione Mondo Digitale insieme per formare 10mila studenti di 30 scuole, nella creazione di soluzioni tecnologiche innovative e accessibili a tutti, per semplificare la vita delle persone e rispondere alle emergenze sociali del contesto in cui vivono

Diecimila giovani tra i 15 e i 24 anni, 30 scuole, 10 regioni italiane, con una particolare attenzione alle donne e al Mezzogiorno. Si chiama “Eskills4Change” ed è il nuovo progetto di Microsoft e Fondazione Mondo Digitale per dare una formazione digitale d’eccellenza ai giovani. Dopo una sessione di formazione, con esperti Microsoft e coach della Palestra dell’Innovazione della Fondazione Mondo Digitale, gli studenti intraprendono un percorso di autoimprenditorialità per ideare, progettare e sviluppare prototipi o servizi smart ad alta accessibilità: app e siti web per aumentare le potenzialità di un’azienda, esperienze artistiche fruibili con la realtà immersiva, a veri e propri atelier all’interno delle scuole per realizzare abiti e gioielli con strumenti di fabbricazione digitale e ausili su misura per persone con bisogni speciali. Attraverso laboratori di produzione, hackathon e maratone di creatività gli studenti si sfideranno nella creazione di soluzioni innovative per la cittadinanza, sviluppando una nuova forma mentis aperta al cambiamento e vicina ai principi dell’innovazione sociale.

La sfida? Riuscire a sfruttare al meglio il potenziale delle tecnologie per trasformarle in uno strumento accessibile a tutti capace di valorizzare le diversità, favorire la partecipazione attiva nella società e aiutare i più giovani ad acquisire competenze digitali fondamentali per l’accesso al mercato del lavoro. «Con questo progetto ci vogliamo rivolgere in particolare alle donne e ai giovani che vivono nelle regioni del Sud Italia. Siamo infatti convinti che le nuove tecnologie possano rappresentare un acceleratore per lo sviluppo sociale del nostro Paese, uno strumento potente per ridurre differenze di genere, rispondere a bisogni sociali e intervenire in territori difficili dove ancora rimane molto alto il digital divide e il tasso di disoccupazione giovanile», afferma Mirta Michilli, direttore generale della Fondazione Mondo Digitale.

Secondo una ricerca Microsoft, il 65% degli studenti di oggi svolgerà in futuro professioni che ancora non esistono, ricorda Silvia Candiani, Amministratore Delegato di Microsoft Italia: «per sostenere il cambiamento è quindi fondamentale aiutare i giovani ad acquisire quelle competenze che sono e che saranno sempre più richieste dal mercato. Eskills4change nasce proprio con l’obiettivo di promuovere tra i giovani italiani le opportunità che il digitale e le nuove tecnologie possono offrire e i benefici concreti che possono generare nella vita di tutti noi, in termini di inclusione sociale e nuovi servizi per i cittadini».

Per saperne di più clicca sul link sopra, oppure qui: http://www.vita.it/it/article/2018/06/14/eskills4change-il-progetto-formativo-per-10mila-giovani/147213/

 [Fonte: Vita.it]

Ogni anno 40mila giovani in servizio civile nazionale acquisiscono abilità concrete e sensibilità nei confronti del sociale: competenze trasversali utili per il mondo del lavoro. Le proposte di Arci servizio civile

Il Servizio Civile Nazionale genera competenze trasversali. Con l’attuazione delle attività previste dai progetti i giovani acquisiscono abilità concrete e competenze relazionali. Un patrimonio utilissimo per l'orientamento nel mondo del lavoro e più in generale per lo sviluppo della loro vita sociale. Di questo si è parlato il 12 giugno a Milano al Convegno promosso da ASC, Arci servizio civile, cui hanno preso parte esponenti del mondo dell’Università, dell’impresa, del Terzo Settore e delle Istituzioni del Servizio Civile Nazionale.

“Dobbiamo valorizzare le competenze acquisite dai giovani durante il servizio civile: è un dovere che abbiamo nei loro confronti. Sanno apprendere, impegnarsi, mettersi in gioco e operare per il bene comune. Valori e capacità che il mondo delle imprese e del Terzo Settore devono maggiormente considerare. Realizzare questo obiettivo è un bene per tutti", afferma Licio Palazzini residente nazionale di ASC.

“Il servizio civile aiuta i giovani ad avere coscienza attiva e consapevole delle proprie condizioni e del proprio contesto", dichiara Alessandro Rosina, professore ordinario di Demografia nella Facoltà di Economia dell'Università Cattolica di Milano che ha predisposto un paper e che ha aperto i lavori. "A ciò si aggiunge la maggiore consapevolezza del sociale sviluppa la loro cittadinanza attiva, con ricadute positive non solo sulla singola persona, ma anche sulla società più in generale”.

“I giovani hanno l’esigenza di poter mettersi alla prova in ambienti meno istituzionali e formali, dove provare, sbagliare, sperimentare, relazionarsi con gli altri, assumere impegni e valutare la propria capacità di mantenerli”, afferma Sergio Silvotti, presidente di ASC Lombardia. “Il servizio civile si configura come un progetto strutturato e articolato che offre loro un bagaglio importante per entrare nel mondo del lavoro e nella società contribuendo anche a dare una direzione alla propria vita".

Titti Postiglione del Dipartimento Gioventù e SCN della Presidenza del Consiglio dei Ministri, Marina Matucci della Regione Lombardia e Onelia Rivolta di ANCI Lombardia hanno manifestato interesse a sviluppare concretamente collaborazioni a livello istituzionale; Andrea Trisoglio della Fondazione Cariplo, Mauro Giannelli del Forum Nazionale del Terzo Settore e Venanzio Volpe di EMIT Feltrinelli che ha ospitato il Convegno hanno portato significativi contributi di idee, esperienze e progettualità. Annamaria Poletti di Fastweb, che all’ultimo momento si è vista impossibilitata a partecipare al Convegno, ha confermato il loro interesse e disponibilità a collaborare in future iniziative di lavoro sul tema.

ASC propone di dare continuità a questo primo passo, "chiamando tutti gli Enti a valorizzare le capacità dei giovani in SCN, sviluppando insieme le iniziative che il Forum del Terzo Settore sta già realizzando, chiedendo a imprese e fondazioni di attivare progetti pilota sul territorio". ASC chiede alle istituzioni del Servizio Civile "la valorizzazione di tali esperienze e la costruzione congiunta di metodologie che possano in seguito essere applicate all’intero SCU".

Per saperne di più clicca sul link sopra, oppure qui: http://www.vita.it/it/article/2018/06/13/servizio-civile-e-ora-di-valorizzare-le-competenze/147206/

 

[Fonte: Vita.it - di Sara De Carli]

A due anni esatti dall'approvazione della legge, la Fondazione Nazionale Anffas Dopo di NOI presenta una ricerca empirica che fotografa l'impatto della norma. Solo il 40% delle Associazioni dichiara che nella propria Regione ci sono stati i bandi per accedere alle risorse, per 344 richieste di contributo mappate. Il 39% delle associazioni Anffas ha già attivato un progetto coerente con la legge 112/2016. Alta la consapevolezza che la de-istituzionalizzione è un cambio di paradigma che si può realizzare solo lavorando in sinergia. L'intervista a Emilio Rota

Qual è l’impatto della legge sul dopo di noi? A due anni esatti dall’approvazione della legge 112/2016(era il 14 giugno 2016) e in attesa della annuale relazione al Parlamento sull’attuazione della legge, prevista per giugno (l’anno scorso la prima relazione in realtà arrivò a dicembre), la Fondazione Nazionale Anffas Dopo di NOI ha presentato oggi una ricerca empirica realizzata tra le sue associazioni. Anffas oggi e domani è riunita a Roma per l’Assemblea nazionale, un appuntamento particolarmente importante quest’anno perché è il sessantesimo anniversario dalla fondazione dell’associazione. «La legge è oggi in prima applicazione: in “rodaggio” dove muove i primi passi, in “gestazione” nella maggior parte delle Regioni che stanno facendo più fatica del previsto ad applicarla, rallentata dalla farraginosità burocratica, segno evidente che va intensificato il lavoro di sensibilizzazione culturale, di proposta politica ed istituzionale per la sua applicazione sollecita e corretta. È necessaria quindi un’azione di sostegno che aiuti le istituzioni, gli enti locali e le realtà dell’associazionismo e del Terzo settore a “fare strada” ai contenuti della legge, inaugurando una nuova stagione di intervento che ritrovi slancio nel lavorare insieme ed avviare così una nuova stagione di progetti di vita, promuovendo con forza il pensiero Anffas a sostegno della corretta applicazione della legge», ha detto Emilio Rota, presidente della Fondazione Nazionale Anffas Dopo di NOI nella sua relazione.

Presidente, che cos’è questa ricerca?
Abbiamo interpellato le nostre associazioni Anffas per capire che cosa sta “bollendo in pentola” sul dopo di noi, per passare come diciamo spesso dalle parole ai fatti. Hanno partecipato 167 realtà, di fatto il 99,9% delle nostre associazioni. Si tratta di un questionario di dieci domande, che ci ha permesso di fotografare l’impatto della norma nel circuito associativo e da cui ora dovremo individuare di conseguenza le strategie migliori a sostegno dei percorsi di deistituzionalizzazione e per dare gambe e prospettiva ai nuovi progetti di vita. L’indagine è stata realizzata tra febbraio e marzo, ora dovremo entrare nel dettaglio con l’analisi dei risultati.

Quali sono le prime evidenze?
Innanzitutto, tutte le associazioni sono al corrente dell’esistenza della legge in questione, sembra banale dirlo ma è un dato molto positivo. Sempre a livello di informazione, il 75% delle realtà ha fatto azioni mirate di sensibilizzazione, per promuovere tra gli associati e nella comunità locale la legge e le opportunità che offre. Ci sono stati ad esempio 207 convegni, molti incontri con i famigliari, poi incontri pubblici, seminari… però il 25% non si è ancora attivato, è un dato da approfondire.

Per saperne di più clicca su: http://www.vita.it/it/article/2018/06/14/due-anni-di-dopo-di-noi-anffas-fotografa-limpatto-della-legge/147212/

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