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[Fonte:  Corriere della Sera – Davide Ilarietti]

Nell’era del digitale, il Terzo settore fa ancora fatica ad aprirsi a internet e pc: solo 120 mila enti su 150 mila usano le donazioni dei colossi della tecnologia. Venturi (Aiccon): «Il rischio è restare immobili e perdere i contatti con le nuove generazioni»

La prova della rivoluzione 3.0, per ora, è una bomboniera fatta a mano da ragazzi disabili ad Ancona. Ago, filo, decorazioni in ceramica. Ogni settimana si trovano attorno a un tavolo cosparso di confetti: parlano del più e del meno mentre confezionano gli oggetti, che poi vendono online. Da Google a Microsoft i manager e guru digitali se ne sono accorti: li condividono, li studiano, per capire come mai il Terzo settore in Italia fa ancora così fatica con internet e Pc. Le statistiche nazionali sono scoraggianti da anni, ma ad Ancona tutto è cambiato quando alla onlus Piccolo Principe è stato assunto Stefano Piardi, un fundraiser con esperienza da fotografo semi-professionista. «Quando ho iniziato nel 2014 l’associazione aveva solo un blog su Wordpress» ricorda.

Il buon esempio           

Da autodidatta Piardi ha realizzato un sito web, si è rimboccato le maniche, e in tre anni il portale ha quintuplicato le visite. Le bomboniere dell’associazione ora vengono spedite in mezza Italia: lui è invitato a congressi per spiegare “come è stato possibile”. «In realtà i nostri numeri restano piccoli, ma gli ordini arrivano dal Veneto alla Sicilia», conferma. «Poi rimane lo zoccolo duro della nostra micro-comunità, ad Ancona. Restiamo una realtà più che locale». La onlus intanto è diventata un piccolo caso (virtuoso) a livello nazionale: ed è un segno dell’arretratezza diffusa. Non lo nascondono gli operatori del settore: i dati di TechSoup, network internazionale che promuove la tecnologia nel no profit, dicono ad esempio che su un bacino potenziale di 150mila Ets in Italia, solo 12mila hanno approfittato finora delle donazioni dei “big” come Microsoft, Google, Adobe, Cisco o Symantec.

Tecnologia a buon mercato

I colossi del digitale da anni mettono a disposizione tecnologia gratuita (software, hardware, antivirus, pacchetti e abbonamenti) per gli enti no profit, ma chi lavora nel settore riscontra «ancora una frequente diffidenza». I dati mostrano che in alcune regioni la penetrazione è più lenta. Davide Minelli di Social Tech dal 2014 gira il paese tenendo corsi alle associazioni sui vantaggi di Ad Grants, o sui database dei donatori, e questa «diffusa ritrosia» la conosce bene. «Molti non sanno di cosa stiamo parlando, all’inizio pensano che vogliamo vendergli qualcosa» racconta. «È un peccato, perché ci sono realtà piccole che lavorano magari benissimo, ma potrebbero ottimizzare i processi, e ottenere un riconoscimento maggiore». Le domande e i dubbi Il mestiere di Minelli e colleghi, va detto, non è facile nemmeno a spiegarsi: per 8 ore al giorno rispondono alle telefonate di volontari che chiamano da mezza Italia, chiedendo aiuto su «come scaricare un programma da internet - raccontano - o su come resettare il computer» ma non solo.

Formazione…

Per saperne di più clicca sul link oppure qui http://www.corriere.it/buone-notizie/17_dicembre_05/terzo-settore-rivoluzione-tecnologica-non-abita-ancora-qui-484f1224-d9d3-11e7-97c8-2b2709c9cc49.shtml#commentFormAnchor

 [Fonte: Vita.it – Stefano Arduini]

Nel 2016 le donazioni degli italiani hanno fatto segnare un + 11% sui dati 2015. Esce in edicola il prossimo 9 dicembre l’inchiesta che ogni anno Vita propone a chiusura d’anno. Tutti i numeri e tutte le tendenze della solidarietà Made in Italy.

Cresce dell’11% rispetto allo scorso anno l’ammontare donato dai cittadini italiani. Il dato emerge dalla terza edizione dell’Italy Report Giving che come ormai consuetudine Vita presenta nel numero di dicembre del magazine e che mette in fila i numeri del 2016.

Il calcolo è stato effettuato sulla base delle detrazioni e delle deduzioni di cui hanno usufruito i contribuenti con la dichiarazione dei redditi 2016 che Vita ha potuto consultare in esclusiva. Applicando il medesimo coefficiente agli ultimi quattro anni fiscali si evidenza come il totale delle donazioni da singoli cittadini sia passata da un encefalogramma piuttosto piatto, 4,584 miliardi nel 2013, 4,545 nel 2014, 4,588 nel 2015, a un significativo balzo nel 2016, un salto che ha permesso di superare la soglia dei 5 miliardi (esattamente 5,093) con un incremento dell’11% nel confronto fra con i dati dell’Italy Giving Report del 2015.

Non si tratta di una tendenza isolata. Tutt’altro. Buone notizie sul fronte della solidarietà arrivano anche dall’art Bonus, che quest’anno ha superato quota di 200milioni di euro, grazie a 6.345 mecenati e allo School Bonus che nel 2016 aveva raccolto 131.529 euro, mentre nell’anno in corso (dato aggiornato al 31 ottobre) siamo già arrivati a quota 724.859 euro. Oltre 5 volte tanto.

Questi trend, ma tutti i numeri del report (dagli sms solidali, alle donazioni corporate e tanto altro) li trovare nel magazine di dicembre in distribuzione dal 9 dicembre, confermano che quando il Legislatore mette a disposizione del donatore leve fiscali efficienti, la risposta arriva. L

a prova del nove? L’avremo con l’inizio del nuovo anno, quando entreranno in vigore le nuove norme sulle donazioni introdotte dalla Riforma del Terzo settore che riducono sostanziosamente il carico fiscale sugli atti di liberalità. Per chi volesse approfondire queste novità sono illustrare nella terza parte dello speciale a cura del consulente del governo Gabriele Sepio.

A commentare l’Italy Giving Report, Stefano Zamagni, Dario Di Vico, Paolo Venturi, Antonio Cuonzo, Elena Zanella.

In copertina il disegno di Federica Bordoni

Per saperne di più clicca sul link sopra, oppure qui http://www.vita.it/it/article/2017/12/06/donazioni-superata-quota-5-miliardi/145366/

[Fonte: Corriere della Sera – Angela D’Arrigo]

Scadenza: 22.12.2017
Chi partecipa:
Enti del Terzo settore operativi nella Regione Marche
Progetti:
Strategie di ripartenza in contesti di fragilità, mirate soprattutto a bambini e comunità vittime di calamità
Contributo:
Fino a 15 mila euro

La Fondazione pesarese Wanda di Fernando lancia due gare per piani di rinascita nelle aree colpite da calamità: una per la Regione, l’altra per i Paesi in via di sviluppo. Un coro e una orchestra dei piccoli per l’inclusione sociale.

Ripartire. Destinazione un nuovo lavoro, un’altra casa, un’altra storia: per alcuni un sogno, per altri una necessità. È nei passaggi più difficili del viaggio, quando si è più esposti e fragili, che ripartire diventa la scelta migliore per ricucire una ferita e guardare avanti. Si può ripartire anche senza spostarsi di un centimetro, ricostruendo, migliore, l’ambiente in cui si è sempre vissuto, come stanno facendo le comunità del centro Italia scosse e devastate dal sisma del 26 ottobre 2016 con un coraggioso lavoro quotidiano.

In ciascun progetto vanno indicati i destinatari delle azioni e il contesto di fragilità in cui si trovano, con la descrizione del problema e della soluzione proposta. Il bando è giunto alla terza edizione e nei due anni precedenti la Fondazione ha già sostenuto più di venti progetti de cui prendere spunto. Un’associazione che si occupa di bambini, per esempio, può considerare il percorso fatto da «LiberaMusica» con il progetto «Per una musica a misura di bambino» grazie a un partenariato che va dal Conservatorio Rossini di Pesaro all’Ats locale più altre associazioni: la musica come strumento di inclusione sociale, ispirato al Sistema venezuelano di Orchestre e Cori giovanili, qui con un coro di voci bianche e una Orchestra dei piccoli, più incontri e concerti.

I progetti vincitori riceveranno un contributo fino a 15 mila euro, pari a non oltre l’80 per cento dei costi totali, da utilizzare entro 18 mesi. Sono premiati soprattutto progetti in partenariato e capacità di fare rete. Altri spunti e info su, fondazionediferdinando.org, dove sono pubblicati tutti i progetti sostenuti, fra cui anche «Compito in piazza», vincitore della scorsa edizione, promosso dall’Associazione Periferica: gli under 35 di Pesaro sono stati sollecitati a organizzare punti di ascolto in città per far raccontare agli abitanti, come veri storyteller, quali aspetti della vita cittadina potrebbero essere migliorati, per chiedere insomma a ognuno e a se stessi: «Tu, da dove vorresti ripartire?»…

Per saperne di più clicca sul link oppure qui :

http://www.corriere.it/buone-notizie/17_dicembre_06/strategia-dopo-tragedia-marche-o-africa-purche-si-riparta-7a5292a2-da9e-11e7-97c8-2b2709c9cc49.shtml

[Fonte: Vita.it - Ottavia Spaggiari]

A poche ore dalla scadenza, il bando dell’Agenzia per la cooperazione italiana aperto alle Ong per intervenire nei centri di detenzione in Libia continua a sollevare polemiche. Per molti un compromesso inaccettabile, per altri la possibilità di essere presenti in una vera e propria emergenza umanitaria. Ne abbiamo parlato con Francesco Petrelli portavoce di Oxfam e di Concord Italia, il network delle Ong in Europa.

Qualcuno l’aveva chiamato il patto con il diavolo e dal suo annuncio, lo scorso settembre, il bando dell’Agenzia per la cooperazione rivolto alle Ong per intervenire nei campi di detenzione in Libia ha sollevato molte polemiche e aperto un dibattito acceso tra le organizzazioni, rinvigorito negli ultimi giorni anche dalla lettera pubblicata su Il Manifesto e firmata da un gruppo di intellettuali, tra cui il compianto Alessandro Leogrande, che chiedevano proprio “alle Ong” e “alle persone, agli esseri umani che lavorano nelle Ong” di non cedere a quello che viene definito “un ricatto fin troppo convincente”. Ne abbiamo parlato con Francesco Petrelli portavoce di Oxfam e di Concord Italia, il network delle Ong in Europa.

A settembre con la rete delle Ong di Concord avevate dichiarato che l’unica risposta possibile poteva essere la chiusura di quei centri di detenzione. È cambiato qualcosa?

Mi sembra che negli ultimi mesi la situazione dei trenta centri che sono stati censiti non sia cambiata. È stato spostato il problema dal mare alla terra, forse in mare si muore di meno ma si muore nei campi in Libia. Continuano a mancare le condizioni minime di sicurezza perché si riesca ad operare in maniera efficace. Il bando stesso, per i fondi che mette a disposizione, che sono comunque limitati per gestire un’emergenza umanitaria e per la criticità della situazione in Libia, non permetterebbe un intervento strutturato all’interno dei campi, per questo si tratterebbe di offrire più che altro un’assistenza da remoto.

Il problema è che bisognerebbe invece garantire un presidio immediato e gestire la liberazione delle persone che in quei campi sono tenute prigioniere. La variabile temporale è fondamentale. Ogni giorno che passa c’è qualcuno che muore, qualcuno che viene stuprato e che subisce violenze indicibili.

​Il governo Sarraj è riconosciuto dalla comunità internazionale, che dovrebbe garantire un presidio immediato, pre-condizione allo smantellamento di quei centri e magari anche chiedere alla Libia la firma dei trattati internazionali, un gesto simbolico che però indicherebbe una direzione ben precisa…

Per continuare a leggere clicca sul link sopra oppure qui: http://www.vita.it/it/article/2017/11/28/ong-la-libia-riapre-il-dilemma-degli-aiuti-umanitari/145268/

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