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News

 [Fonte: Corriere della Sera, Buone Notizie - di Fausta Chiesa]

Via alla nona edizione dell’iniziativa di UniCredit . Sul portale si votano le organizzazioni. Con i contributi degli scorsi anni finanziati centinaia di progetti

C’è chi fa cose semplici, ma non per questo meno importanti, come la Fondazione Comunità Domenico Tardini, che dal 1946 consente a giovani universitari meritevoli, ma in disagio economico, di studiare gratuitamente ospitandoli in tre residenze universitarie a Roma. Chi, sempre in Italia, si impegna per aiutare chi ha bisogno di cure e di assistenza costanti, come i malati psichiatrici. Per esempio, la cooperativa Centro Gulliver che gestisce comunità terapeutiche e vuole ampliare e ristrutturare la Casa Nuovi Orizzonti di Cantello, in provincia di Varese per poter accogliere nuovi ospiti e continuare a offrire servizi professionalmente e umanamente di qualità.

Le piante di Moringa

C’è chi ha scelto di dedicarsi ad altre realtà che hanno bisogni primari, come quello di mangiare, e si sono spinte anche in un altro continente, l’Africa. In Camerun, la onlus Cumse ha sviluppato tra l’altro il progetto «Arbre de vie» per sostenere lo sviluppo di quattro cooperative gestite da donne, favorendo la coltivazione di piante di moringa su un territorio di 12 mila ettari nel villaggio di Mayami, nel Nord del Paese. La moringa è una pianta con un potenziale nutrizionale enorme, tanto che fin dall’antichità viene chiamata «albero della vita». È l’unica pianta conosciuta che contiene gli otto amminoacidi essenziali che l’organismo umano non è in grado di sintetizzare da sé e che deve integrare attraverso l’alimentazione.

L’acqua pulita dei pozzi

Mentre la onlus Balouo Salo opera in Senegal, realizzando una diga che impedisca alle maree oceaniche di riversare sale sui terreni coltivabili, permettendo così di coltivare e di decontaminare l’acqua dei pozzi. Oggi la popolazione locale nella regione di Sédhiou soffre di gravissimi deficit alimentari e sanitari incombono sui 50 mila bambini e i 30mila adulti.

Il voto dei social

Come aiutare queste e altre realtà del volontariato che meritano il sostegno di tutti? Da qualche anno esiste una «piazza virtuale», dove poter scegliere un’organizzazione da sostenere. È il sito ilMioDono.it, piattaforma online realizzata da Unicredit per facilitare l’incontro tra le organizzazioni non profit e tutti coloro che vogliono sostenere questo settore contribuendo con una donazione.

Come si vota

Si accede al sito www.ilMioDono.it, si seleziona l’organizzazione preferita che va votata attraverso i social (Facebook, Twitter e Google Plus) oppure via email. Ogni voto vale un punto. Aggiungendo al voto una donazione di almeno 10 euro con una delle modalità PagOnline previste, la preferenza accordata varrà sei punti. Le organizzazioni che, a fine iniziativa, avranno totalizzato almeno 150 punti saranno ammesse nella rosa di quelle che beneficeranno di una quota della donazione Unicredit.

La campagna

Per saperne di più clicca sul link sopra, oppure qui :

http://www.corriere.it/buone-notizie/17_dicembre_08/ilmiodono-200-mila-euro-non-profit-chi-vanno-decide-rete-34aa4b3a-dc3f-11e7-96bf-2722fd237ccc.shtml

[Vita.it - Sara De Carli]

Alla vigilia dell'apertura di JOB&Orienta, il coordinatore scientifico Claudio Gentili, che è anche responsabile Education di Confindustria, mette in guardia sul pregiudizio verso l'Alternanza, che è un pregiudizio verso le imprese. «Anche il Miur ci chiama strutture ospitanti, come se fossimo villaggi turistici». Nel 2018 debutta il Bollino Alternanza di Qualità di Confindustria

Il 30 novembre a JOB&Orienta verranno premiati i sei videoracconti più belli realizzati dai ragazzi sull’Alternanza Scuola Lavoro. Mentre il 1° dicembre nel corso del convegno “La nuova formazione: innovare la professionalità dei docenti” verranno valorizzate le migliori esperienze di formazione docenti realizzate, con il “Premio formazione in servizio 2017 per l’innovazione della scuola”, nove progetti selezionati per ciascuna delle priorità strategiche di formazione individuate dal Piano nazionale per la formazione dei docenti, inclusa l’Alternanza. «Il tema di questa edizione di JOB&Orienta è “Orientarsi all’innovazione per costruire futuro” e il nostro messaggio è che l’Alternanza Scuola-Lavoro e l’apprendistato sono innovazioni che possono fare paura, essere gestite male, avere effetti indesiderati, ma sono occasioni per la scuola per migliorare la competitività dei nostri ragazzi e quindi del Paese». Claudio Gentili è coordinatore del Comitato Scientifico di JOB&Orienta, il salone nazionale dell’orientamento, la scuola, la formazione e il lavoro, cha sta per aprire a Verona, giunto alla sua 27a edizione. Gentili è anche responsabile Education di Confindustria. Con lui quindi abbiamo ragionato attorno all’Alternanza, vista dalle imprese.

Qual è la prima riflessione sull’Alternanza Scuola-Lavoro obbligatoria, dal punto di vista delle imprese?


Che l’Alternanza Scuola-Lavoro è obbligatoria per le scuole ma non per le imprese. È una cosa complicata, che non si può fare improvvisando. Girano tanti numeri, ma non credo che corrispondano alla realtà.

In che senso?


Io vedo tre tipologie di esperienze di Alternanza. Intanto ricordiamo che l’Alternanza non nasce con la 107 ma molte scuole, soprattutto tecnici e professinali la fanno da tempo, con una reale coprogettazione con le imprese: questa è la buona alternanza, che diventa parte integrante del programma, che afferma che invece che apprendere seduto al mio banco apprendo muovendomi dentro un contesto aziendale, tant’è che il tutor scolastico e il tutor aziendale valutano le competenze che l’esperienza di ALS ha prodotto. Io dubito che più del 20-30% delle esperienze realizzate dopo l’obbligo abbia seguito interamente questo processo. Un buon 60% secondo me è Alternanza fatta per assolvere all’obbligo, magari realizzata con l’ostilità del corpo docente, in estate, il pomeriggio, tra un’occupazione, una gita e le vacanze di Carnevale… ma senza entrare nel percorso scolastico del ragazzo…

Per continuare a leggere e saperne di più clicca sul link sopra, oppure qui http://www.vita.it/it/interview/2017/11/28/lalternanza-progettata-male-fa-odiare-il-lavoro-ai-giovani/156/

[Fonte Vita.it - Ottavia Spiaggiari]

Intervista a Vincenzo Altomare, coordinatore dei progetti di Coopi nell’Estremo Nord del Camerun, dove sono moltissime le famiglie che hanno perso i propri uomini in seguito agli attacchi del gruppo terrorista. «Le donne si sono ritrovate improvvisamente ad avere un ruolo che, per motivi sociali e culturali, non avevano mai avuto prima»

Decine e decine di famiglie rimaste senza uomini, in un contesto sociale in cui è ancora il marito e padre a garantire la protezione della donna e dei figli. È anche questo uno degli effetti delle violenze di Boko Haram. Nell’Estremo Nord del Camerun, dove gli sfollati interni sono oltre 200mila, i returnees (gli sfollati di ritorno) circa 30mila e i rifugiati superano i 100mila, le famiglie che hanno perso i propri uomini in seguito agli attacchi del gruppo terrorista di ispirazione qadeista sono migliaia, costringendo così le donne e i bambini più grandi a ricoprire ruoli che non avevano mai ricoperto prima. Ne abbiamo parlato con Vincenzo Altomare, coordinatore dei progetti di Coopi nel Paese.

Qual è stato l’impatto sulle comunità locali di così tante perdite tra gli uomini delle famiglie?

Enorme. Le donne si sono ritrovate improvvisamente ad avere un ruolo che, per motivi sociali e culturali, non avevano mai avuto prima, arrivando a gestire l’economia di casa. Per dare un’idea, in molte famiglie è ancora l’uomo che ha il controllo delle riserve di cibo e che dà alla donna il quantitativo necessario per preparare da mangiare. Inizialmente quando Boko Haram si è manifestato, il target degli attacchi sono stati soprattutto gli uomini, una strategia messa in atto per prendere il controllo del territorio.
Molte donne sono rimaste senza uomini, ritrovandosi così a dover mantenere quattro, cinque o sei figli. Spesso accade che siano i bambini ad assumersi il ruolo di capofamiglia, nelle famiglie rimaste senza genitori o quando, dopo la scomparsa del padre, la madre affida al figlio maggiore, che magari ha appena 12 anni, il compito di provvedere alla famiglia. In un secondo momento sono state le donne e le bambine a diventare l’obiettivo principale, il rapimento delle oltre 200 studentesse di Chibok del 2014 è stato un tristissimo esempio di questo cambio di passo.

Come sono cambiati gli aiuti umanitari per incontrare i bisogni emersi da questa nuova organizzazione sociale?

Sicuramente il focus si è stretto proprio sulle donne e i ragazzi, identificati come estremamente vulnerabili. Sono loro i nuovi beneficiari. Come Coopi abbiamo due progetti in Camerun, uno relativo all’ambito educativo, l’altro relativo alla sicurezza alimentare. Per le famiglie che hanno perso il capofamiglia paghiamo le rette scolastiche e distribuiamo dei kit scolastici con libri e penne per permettere ai bambini di andare a scuola. Inoltre lavoriamo per aiutare le persone ad ottenere i documenti d’identità, senza cui non possono fare niente. Anche per sostenere l’esame di fine anno c’è bisogno del certificato di nascita, per questo è così importante averlo.

Che tipo di progetto avete messo in atto per aiutare le donne nella gestione dell’economia familiare?

Per saperne di più clicca sul link sopra oppure qui http://www.vita.it/it/article/2017/12/11/come-le-donne-sopravvissute-a-boko-haram-diventano-la-forza-delle-loro/145392/

[Fonte: Vita.it - Lorenzo Maria Alvaro]

In occasione della Giornata Mondiale parla il presidente CSVnet, Stefano Tabò: «Una edizione importante perché questo è l’hanno della riforma del Terzo settore»

Designata dalla risoluzione 40/212 dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite del 17 dicembre 1985 ogni anno il 5 dicembre si festeggia la Giornata Mondiale del Volontariato. Questo però, per quello che riguarda l’Italia, è un anno speciale per i volontari. Ne abbiamo parlato con il presidente di CSVnet, Stefano Tabò.

Stefano Tabò

Cosa bisogna tenere a mente quando si parla di volontariato in Italia?


Per parlare del volontariato italiano dobbiamo dirci che è un fenomeno con radici storiche e che negli anni è stato arricchito con modalità di coinvolgimento nuove. Coesistono dunque antiche tradizioni e una grande capacità di innovazione. Che devono essere riconosciute ad un fenomeno frutto della libera espressione delle persone. È un mondo che alla continuità unisce anche la dinamicità.

Un mondo magmatico e costituito da tantissime realtà diverse tra loro. Si può parlare di un comparto univoco?


Sì certo, pur nella grossa differenziazione delle decine di migliaia di organizzazioni che lo fanno c’è un filo rosso che le accomuna tutte: si può parlare di un volontariato italiano. Questo fil rouge sta nella volontà di coinvolgersi rispetto ad iniziative che hanno a che fare con il bene comune e il pubblico interesse, mettere a disposizione tempo, idee e risorse. Questa è un’altra caratteristica molto importante.

In cosa il volontariato è fondamentale per il Paese?


Per saperne di più clicca sul link, oppure qui  http://www.vita.it/it/article/2017/12/05/volontariato-in-italia-e-il-vero-motore-di-integrazione-coesione-e-din/145352/

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