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 [Fonte: Corriere della Sera, Buone Notizie - di Rossella Verga]

 La riforma del Terzo settore disciplina strumenti importanti di finanza etica: tassazioni agevolate e crediti d’imposta di favore per i social bond delle banche. Ma anche la possibilità per i privati di sostenere progetti o aziende meritevoli tramite dieci piattaforme che incrociano domanda (di fondi) e offerte (di denaro)

Immaginate di entrare in un grande supermercato di idee. In «esposizione» enti di Terzo settore, singoli individui e imprese alla ricerca di un finanziamento per dar vita a progetti e iniziative o supportare la propria attività. Voi potete sceglierne qualcosa (o qualcuno) da sostenere, almeno in parte, prestando denaro in base alla vostra capacità economica, che non deve essere per forza una cifra con tanti zeri: bastano 5mila euro. È questo il prestito medio concesso dalla maggior parte degli operatori attualmente sul mercato. Ecco, in soldoni il social lending, o «peer to peer lending» funziona così. Il supermercato è una grande piattaforma che raccoglie tutte le richieste di finanziamenti, anzi per la precisione sono le dieci piattaforme attive in questo momento in Italia (per profit e non profit). Raggruppano progetti - verificandone bontà e rating creditizio - con caratteristiche simili e non sempre si conosce nel dettaglio chi si va a finanziare.

Una grande novità

Il social lending o prestito sociale è una delle grandi novità di finanza sociale disciplinate dalla riforma del Terzo settore. Non che prima dell’approvazione dei decreti non ci fosse nulla del genere, per esempio già nel 2016 una disposizione di Bankitalia riconosceva il fenomeno, ma soltanto con il nuovo codice (Cts) il social lending è stato normato ed è diventato una realtà a portata di tanti privati cittadini che possono godere di una tassazione agevolata sul reddito percepito con gli interessi (12,50%) in cambio della loro disponibilità a sostenere progetti di utilità sociale. Con l’articolo 78 del nuovo codice del Terzo settore questo tipo di prestito entra a pieno titolo tra gli strumenti di finanza sociale e l’obiettivo immaginato dal legislatore è quello di consentire la crescita delle risorse in campo per i prestiti a vantaggio della collettività, una cifra che ha raggiunto anche in Italia dimensioni importanti, ma che però è ancora poco rispetto a quanto è stato raccolto con lo stesso meccanismo in altre realtà del mondo. «Questo strumento - spiega Nicolò Melli, uno dei consulenti in materia economica del ministero delle Politiche sociali per la riforma del Terzo settore - ha lo scopo di mettere in relazione soggetti interessati a prestare denaro con altri che necessitano di risorse finanziarie. Tale sistema di finanziamento è stato sviluppato per la prima volta in Inghilterra dal sito web Zopa, che dal 2005 ad oggi ha erogato 800 milioni di dollari in prestiti alternativi al credito bancario tradizionale. Quello del P2P lending è un mercato che, numeri alla mano, sembra destinato a crescere anche in Italia».

Trend in crescita

I dati raccolti dicono infatti che il trend dei nuovi prestiti erogati dalle otto piattaforme attualmente abilitate è in forte crescita. Il 2016 ha chiuso con dati annuali da record per il nostro Paese: oltre 64 milioni di euro di nuovi prestiti nel corso dell’anno, un aumento pari a +524 % rispetto ai 10,3 milioni del 2015…

Per saperne di più clicca sul link sopra oppure qui : http://www.corriere.it/buone-notizie/17_ottobre_31/social-lending-cosa-sono-come-funzionano-prestiti-sociali-8c4f79ce-be20-11e7-8e60-2d5eabe785bf.shtml

 [Fonte: Vita.it]

Le attività dei progetti devono essere realizzate nelle aree di conflitto e a rischio di conflitto o post-conflitto (125 volontari), di emergenza ambientale in Paesi esteri (50 volontari) o di emergenza ambientale in Italia (25 volontari).

E' stato pubblicato sul sito www.gioventuserviziocivilenazionale.gov.it, l’avviso per la presentazione di progetti per impegnare 200 volontari dei Corpi Civili di Pace, in Italia o all'estero, in azioni di promozione della solidarietà e della cooperazione, con particolare riguardo alla tutela dei diritti sociali, ai servizi alla persona e alla educazione alla pace fra i popoli. Le attività dei progetti devono essere realizzate nelle aree di conflitto e a rischio di conflitto o post-conflitto (125 volontari), di emergenza ambientale in Paesi esteri (50 volontari) o di emergenza ambientale in Italia (25 volontari).

All’Avviso possono rispondere enti e organizzazioni iscritte all'albo nazionale, agli albi regionali e delle Province autonome o all’albo di servizio civile universale che abbiano svolto o svolgano da almeno tre anni attività di servizio civile nazionale nelle aree e nei settori di intervento previsti per l’impiego del contingente dei Corpi Civili di Pace.

I progetti devono essere trasmessi esclusivamente al Dipartimento della gioventù e del servizio civile nazionale, indipendentemente dall’albo di iscrizione, entro le ore 14,00 del 16 marzo 2018.

“I Corpi Civili di Pace sono un modello sperimentale – dichiara il Sottosegretario di Stato al Ministero del lavoro e delle politiche sociali Luigi Bobba – che si propone come obiettivo la promozione della pace e della cooperazione tra i popoli. Continuare nella sperimentazione, avviata concretamente lo scorso anno, in uno scenario internazionale in cui sembra prevalere la logica dell’uso della forza, significa porre al centro dell’azione italiana il tema del dialogo e della solidarietà, puntando sulla straordinaria energia positiva dei nostri giovani, aperti alle relazioni e all’ascolto dei bisogni di chi si trova maggiormente in difficoltà”.

“I volontari che saranno selezionati per i progetti poi approvati - continua Bobba - andranno ad operare in situazioni e in aree già monitorate da organizzazioni radicate sul territorio, per affiancare chi lavora da anni in questi difficili contesti. In particolare, per i progetti che potranno essere realizzati a scelta in uno dei 67 Paesi esteri indicati dall’Avviso, la costante e proficua collaborazione tra il Dipartimento della gioventù e del servizio civile nazionale della Presidenza del Consiglio dei Ministri, il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale e il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, nonché, lo stretto raccordo tra enti e istituzioni, garantiranno un impiego dei nostri giovani in condizioni di sicurezza, con l’ambizioso obiettivo di contribuire ad abbassare il livello di conflittualità in determinati territori ed innescare meccanismi di riconciliazione.”

Per saperne di più clicca sul link sopra, oppure qui: http://www.vita.it/it/article/2017/12/27/corpi-civili-di-pace-bando-progetti-per-200-volontari/145543/

 [Fonte: Vita.it - Ottavia Spaggiari ]

A Milano una delle poche cliniche specializzata nel sostegno alle famiglie di migranti. Un servizio pubblico attivo dal 2003. Qui arrivano soprattutto i casi dei minori migranti e delle loro famiglie per elaborare i traumi legati alla migrazione. Ad accoglierli un setting di gruppo composto da un’equipe di diverse psicoterapeute e tirocinanti.

«Mi sono davvero sentita sotto al Baobab, dove i problemi vengono condivisi e superati grazie all’aiuto di tutti», così una delle signore che hanno avuto accesso al servizio della clinica transculturale di Milano ha raccontato il suo percorso di terapia familiare, specializzato proprio nei percorsi di sostegno alle famiglie di migranti. Un servizio pubblico attivo a Milano dal 2003, gestito dalla Cooperativa sociale Crinali e a suo tempo aperto in collaborazione con il Servizio Famiglia dell’ASL di Milano e oggi con l’ATS Città Metropolitana di Milano.

Qui vengono indirizzati dai consultori familiari soprattutto i casi dei minori migranti e delle loro famiglie, sulla base di due indicatori principali. Da una parte la percezione che alcuni aspetti legati alla sofferenza del minore o dei genitori siano legati al tema della mancanza dell’elaborazione del tema della migrazione e quindi ci sia un trauma legato ad esso e dall’altro il fatto che il malessere sia legato alla presenza di elementi legati alle cosiddette “eziologie tradizionali”, ovvero rappresentazioni tradizionali legate alla cultura del Paese d’origine, come la convinzione di essere stati vittime di una fattura o del malocchio.

«Per molti migranti il setting gruppale è quello che risulta più efficace. Le persone si sentono a proprio agio», per questo ad accogliere i pazienti è un’equipe di terapeute, una psicoterapeuta principale e due o tre co-terapeute, oltre a due mediatrici linguistico-culturali, l’interprete della lingua d’origine dei genitori, psicologhe tirocinanti o stagisti.

Un servizio di secondo livello che tiene conto della specificità delle problematiche di chi proviene da una cultura completamente diversa e si trova a vivere una quotidianità molto lontana da quella che ha sempre conosciuto. L’attenzione estrema al paziente si ritrova nella stessa complessità del modo in cui è organizzato lo spazio, un semicerchio all’estremità del quale è seduta la famiglia, come se tutti i terapeuti fossero seduti intorno a loro per accogliere i pazienti e, in qualche modo, proteggerli.

«Il gruppo diventa un luogo sicuro multiculturale, in grado di contenere emozioni e rappresentazioni diverse», spiega Luisa Cattaneo, responsabile del servizio per la cooperativa Crinali. «È un setting impegnativo da mettere insieme».

Ispirato al modello messo a punto dalla professoressa Marie Rose Moro, all’Ospedale Avicenne di Bobigny a Parigi, questo “dispositivo di terapia” è stato modificato dal gruppo di psicoterapeute della Cooperativa Crinali, per calzare il contesto italiano. «Il gruppo diventa un luogo sicuro multiculturale, in grado di contenere emozioni e rappresentazioni diverse».

Per saperne di più clicca sul link sopra, oppure qui: http://www.vita.it/it/article/2017/12/21/la-clinica-transculturale-che-aiuta-a-superare-i-traumi-della-migrazio/145523/

[Fonte: Vita.it]

Al centro del documento le novità relative alle erogazioni liberali e il social bonus

La Fondazione Nazionale dei Commercialisti ha pubblicato oggi il documento "Riforma del Terzo Settore: le erogazioni liberali e il social bonus". Come noto quest’estate ha trovato attuazione la riforma del Terzo settore, avviata con la legge delega del 2016 (legge 6 giugno 2016, n. 106). Nell’agosto scorso sono stati infatti pubblicati i relativi decreti attuativi: il D.Lgs. 6 marzo 2017, n. 4, contenente la disciplina del servizio civile universale; il D.Lgs. 3 luglio 2017, n. 111, che riforma la disciplina di destinazione del cinque per mille; il D.Lgs. 3 luglio 2017, n. 112, di revisione della disciplina dell'impresa sociale e, probabilmente il più rilevante per importanza, il D.Lgs. 3 luglio 2017, n. 117 che ha introdotto nel nostro ordinamento il Codice del Terzo settore. Si è così realizzata la codificazione della normativa del Terzo settore, fornendo finalmente una disciplina unitaria che regola gli enti del Terzo settore sotto il profilo civilistico, aziendalistico e fiscale.

Il Codice del Terzo Settore, infatti, istituisce un Registro unico nazionale del Terzo settore, strutturato per diversi sotto-settori, definisce la categoria degli ETS, ne individua diverse tipologie, specifica le attività di interesse generale che i medesimi possono svolgere, delinea le diverse forme di finanziamento cui possono accedere e regola gli adempimenti fiscali, contabili e gestionali cui sono chiamati.

Come sottolinea la Fondazione Nazionale dei Commercialisti la riforma del Terzo settore ha riservato particolare attenzione alla razionalizzazione e alla incentivazione del sistema delle agevolazioni fiscali riconosciute ai soggetti che scelgono di sostenere finanziariamente gli enti del Terzo settore, favorendo l'afflusso verso enti particolarmente meritevoli di beni e risorse finanziarie derivanti da liberalità.

Per saperne di più clicca sul link sopra, oppure qui : http://www.vita.it/it/article/2017/12/28/donazioni-al-non-profit-il-paper-dei-commercialisti/145544/

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