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[Fonte: Corriere della Sera, Buone Notizie - di Margheria De Bac]

Sara Mascheretti, psicologa dell’istituto Medea La Nostra Famiglia di Bosisio Parini, nel lecchese, ha approfondito gli studi sulla dislessia. Per il suo contributo alla ricerca scientifica ha ricevuto un premio mondiale

Italia proprio non ce la faceva a seguire la lezione e ad assimilarla in modo da saperla ripetere il giorno successivo. Per quanto si impegnasse a concentrarsi, il suo pensiero spesso prendeva il volo e, quando tornava con la testa dentro l’aula, non riusciva a riagganciarsi alla maestra. Che l’aveva scambiata per una ragazzina svogliata nel leggere e scrivere. Fino a quando si è scoperto che a frenarla era la dislessia. La risalita è cominciata da lì. Italia ha lavorato con gli psicologi per mettere a frutto le sue capacità creative e aggirare l’ostacolo. Alle medie traduceva le lezioni di storia e geografia in vignette che, oltre a catturare la sua attenzione, le servivano per apprendere.

Ora è iscritta con ottimo profitto al liceo Artistico ed è proiettata verso un brillante futuro fondato sul disegno. È uno degli stratagemmi utilizzati dai bambini con dislessia per mettersi alla pari con i compagni normali. Esalta i loro pregi la psicologa Sara Mascheretti, dell’unità di psicopatologia dello Sviluppo all’istituto Eugenio Medea Associazione La Nostra Famiglia, sede a Bosisio Parini (Lecco): «Sono intelligenti, determinati, smaniosi di dimostrare di non essere da meno. C’è ancora difficoltà a comprendere che non hanno problemi cognitivi. Infatti, se ben seguiti da specialisti idonei, si ingegnano per trovare canali alternativi di apprendimento». Sara Mascheretti ricerca le origini di uno dei più frequenti disturbi dell’età scolare.

Lo scorso novembre ha ricevuto in Giappone il premio del Journal of Human Genetics Young Scientist Award 2017 assegnato agli articoli scientifici «che hanno dato un contributo significativo, grazie all’eccellenza e all’impatto», scrive nell’editoriale il direttore della prestigiosa rivista Naomichi Matsumoto. La psicologa lombarda ha descritto, in particolare, il ruolo di ROBO1. Uno dei geni incriminati nel meccanismo capace di rendere la matematica nemica dei piccoli scolari al primo cimento con calcoli e lettura. «Il premio ha rappresentato per me un traguardo tanto gratificante quanto inatteso», scherza Mascheretti.

Per saperne di più clicca sul link sora oppure qui: http://www.corriere.it/buone-notizie/17_dicembre_30/sara-l-italiana-premiata-giappone-dislessia-ruolo-gene-robo1-0a363c66-ed64-11e7-99fc-afe197c02437.shtml

 [Fonte: Corriere della Sera, Buone Notizie - di Rossella Verga]

 La riforma del Terzo settore disciplina strumenti importanti di finanza etica: tassazioni agevolate e crediti d’imposta di favore per i social bond delle banche. Ma anche la possibilità per i privati di sostenere progetti o aziende meritevoli tramite dieci piattaforme che incrociano domanda (di fondi) e offerte (di denaro)

Immaginate di entrare in un grande supermercato di idee. In «esposizione» enti di Terzo settore, singoli individui e imprese alla ricerca di un finanziamento per dar vita a progetti e iniziative o supportare la propria attività. Voi potete sceglierne qualcosa (o qualcuno) da sostenere, almeno in parte, prestando denaro in base alla vostra capacità economica, che non deve essere per forza una cifra con tanti zeri: bastano 5mila euro. È questo il prestito medio concesso dalla maggior parte degli operatori attualmente sul mercato. Ecco, in soldoni il social lending, o «peer to peer lending» funziona così. Il supermercato è una grande piattaforma che raccoglie tutte le richieste di finanziamenti, anzi per la precisione sono le dieci piattaforme attive in questo momento in Italia (per profit e non profit). Raggruppano progetti - verificandone bontà e rating creditizio - con caratteristiche simili e non sempre si conosce nel dettaglio chi si va a finanziare.

Una grande novità

Il social lending o prestito sociale è una delle grandi novità di finanza sociale disciplinate dalla riforma del Terzo settore. Non che prima dell’approvazione dei decreti non ci fosse nulla del genere, per esempio già nel 2016 una disposizione di Bankitalia riconosceva il fenomeno, ma soltanto con il nuovo codice (Cts) il social lending è stato normato ed è diventato una realtà a portata di tanti privati cittadini che possono godere di una tassazione agevolata sul reddito percepito con gli interessi (12,50%) in cambio della loro disponibilità a sostenere progetti di utilità sociale. Con l’articolo 78 del nuovo codice del Terzo settore questo tipo di prestito entra a pieno titolo tra gli strumenti di finanza sociale e l’obiettivo immaginato dal legislatore è quello di consentire la crescita delle risorse in campo per i prestiti a vantaggio della collettività, una cifra che ha raggiunto anche in Italia dimensioni importanti, ma che però è ancora poco rispetto a quanto è stato raccolto con lo stesso meccanismo in altre realtà del mondo. «Questo strumento - spiega Nicolò Melli, uno dei consulenti in materia economica del ministero delle Politiche sociali per la riforma del Terzo settore - ha lo scopo di mettere in relazione soggetti interessati a prestare denaro con altri che necessitano di risorse finanziarie. Tale sistema di finanziamento è stato sviluppato per la prima volta in Inghilterra dal sito web Zopa, che dal 2005 ad oggi ha erogato 800 milioni di dollari in prestiti alternativi al credito bancario tradizionale. Quello del P2P lending è un mercato che, numeri alla mano, sembra destinato a crescere anche in Italia».

Trend in crescita

I dati raccolti dicono infatti che il trend dei nuovi prestiti erogati dalle otto piattaforme attualmente abilitate è in forte crescita. Il 2016 ha chiuso con dati annuali da record per il nostro Paese: oltre 64 milioni di euro di nuovi prestiti nel corso dell’anno, un aumento pari a +524 % rispetto ai 10,3 milioni del 2015…

Per saperne di più clicca sul link sopra oppure qui : http://www.corriere.it/buone-notizie/17_ottobre_31/social-lending-cosa-sono-come-funzionano-prestiti-sociali-8c4f79ce-be20-11e7-8e60-2d5eabe785bf.shtml

 [Fonte: Corriere della Sera - di Fausta Chiesa]

La violenza sessuale contro le donne diventa reato nel Paese dell’Africa orientale non riconosciuto dalla comunità internazionale. Previsto il carcere per 30 anni: in Italia la pena è da 5 a 10 anni

Una buona notizia: il Somaliland, un Paese dell’Africa orientale non riconosciuto dalla comunità internazionale formato con province settentrionali della Somalia, ha adottato per la prima volta una legge contro lo violenza sessuale, che prevede fino a 30 anni di carcere per stupro (in Italia in base all’articolo 609 bis del codice penale è prevista la reclusione da cinque a dieci anni). Finora lo stupro non era considerato un reato e le donne che subivano una violenza sessuale potevano essere costrette dalle famiglie a sposare i propri violentatori. Da anni organizzazioni non governative che si occupano della protezione di donne e bambini in Somaliland chiedevano una legge di questo tipo. La notizia è stata data per prima dalla Bbc, che cita il portavoce del Parlamento della Repubblica proclamatasi indipendente nel 1991, ricordando che in Somalia non c’è una legge contro la violenza sessuale.

Il portavoce, Bashe Mohamed Farah, ha sottolineato che la legge punta «a eliminare del tutto lo stupro» e che «le violenze sono in aumento», oggi si assiste sempre più spesso anche a «violenze di gruppo». La giornalista di Bbc Anne Soy ha spiegato che l’introduzione della legge è probabilmente influenzata dal fatto che il Somaliland spera di essere riconosciuto a livello internazionale come una democrazia funzionante. Il Somaliland confina con il Gibuti, con l’Etiopia e con la Somalia, da cui si è separato nel 1991 con l’inizio della guerra civile, ancora in corso nel paese. In Somalia non c’è una legge contro lo stupro.

La Repubblica del Somaliland era la Somalia britannica durante il dominio coloniale inglese che durò dal 1884 fino a 1960. In quell’anno il territorio si unì all’ex Somalia italiana per formare la Repubblica di Somalia, da cui si è dichiarata indipendente nel 1991. Ha una sua moneta, forze armate e di polizia. Il governo ha sede nella capitale Hargeisa. Ma nessun governo straniero riconosce la sua indipendenza. Per il resto del mondo è una regione autonoma della Somalia, soggetta al governo federale somalo di Mogadiscio. Il 13 dicembre 2017 Muse Bihi Abdi ha giurato come nuovo presidente dell’autoproclamata Repubblica del Somaliland.

Per saperne di più clicca sul link sopra, oppure qui: http://www.corriere.it/economia/18_gennaio_09/somaliland-adotta-la-prima-volta-legge-contro-stupro-09daaa12-f530-11e7-b250-16cc66648122.shtml

 [Fonte: Vita.it - Ottavia Spaggiari ]

A Milano una delle poche cliniche specializzata nel sostegno alle famiglie di migranti. Un servizio pubblico attivo dal 2003. Qui arrivano soprattutto i casi dei minori migranti e delle loro famiglie per elaborare i traumi legati alla migrazione. Ad accoglierli un setting di gruppo composto da un’equipe di diverse psicoterapeute e tirocinanti.

«Mi sono davvero sentita sotto al Baobab, dove i problemi vengono condivisi e superati grazie all’aiuto di tutti», così una delle signore che hanno avuto accesso al servizio della clinica transculturale di Milano ha raccontato il suo percorso di terapia familiare, specializzato proprio nei percorsi di sostegno alle famiglie di migranti. Un servizio pubblico attivo a Milano dal 2003, gestito dalla Cooperativa sociale Crinali e a suo tempo aperto in collaborazione con il Servizio Famiglia dell’ASL di Milano e oggi con l’ATS Città Metropolitana di Milano.

Qui vengono indirizzati dai consultori familiari soprattutto i casi dei minori migranti e delle loro famiglie, sulla base di due indicatori principali. Da una parte la percezione che alcuni aspetti legati alla sofferenza del minore o dei genitori siano legati al tema della mancanza dell’elaborazione del tema della migrazione e quindi ci sia un trauma legato ad esso e dall’altro il fatto che il malessere sia legato alla presenza di elementi legati alle cosiddette “eziologie tradizionali”, ovvero rappresentazioni tradizionali legate alla cultura del Paese d’origine, come la convinzione di essere stati vittime di una fattura o del malocchio.

«Per molti migranti il setting gruppale è quello che risulta più efficace. Le persone si sentono a proprio agio», per questo ad accogliere i pazienti è un’equipe di terapeute, una psicoterapeuta principale e due o tre co-terapeute, oltre a due mediatrici linguistico-culturali, l’interprete della lingua d’origine dei genitori, psicologhe tirocinanti o stagisti.

Un servizio di secondo livello che tiene conto della specificità delle problematiche di chi proviene da una cultura completamente diversa e si trova a vivere una quotidianità molto lontana da quella che ha sempre conosciuto. L’attenzione estrema al paziente si ritrova nella stessa complessità del modo in cui è organizzato lo spazio, un semicerchio all’estremità del quale è seduta la famiglia, come se tutti i terapeuti fossero seduti intorno a loro per accogliere i pazienti e, in qualche modo, proteggerli.

«Il gruppo diventa un luogo sicuro multiculturale, in grado di contenere emozioni e rappresentazioni diverse», spiega Luisa Cattaneo, responsabile del servizio per la cooperativa Crinali. «È un setting impegnativo da mettere insieme».

Ispirato al modello messo a punto dalla professoressa Marie Rose Moro, all’Ospedale Avicenne di Bobigny a Parigi, questo “dispositivo di terapia” è stato modificato dal gruppo di psicoterapeute della Cooperativa Crinali, per calzare il contesto italiano. «Il gruppo diventa un luogo sicuro multiculturale, in grado di contenere emozioni e rappresentazioni diverse».

Per saperne di più clicca sul link sopra, oppure qui: http://www.vita.it/it/article/2017/12/21/la-clinica-transculturale-che-aiuta-a-superare-i-traumi-della-migrazio/145523/

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