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Migliaia di italiani ogni anno cadono in raggiri online che fanno leva anche su temi di rilevanza sociale. Nel 2016 ben 20.832 fra i 18 e i 65 anni. Ecco i trucchi per difendersi

[Fonte: Corriere della Sera, Buone Notizie - di Martina Pennisi]

«Se la cestinate non avete cuore». Comincia così e rimbalza da un telefonino all’altro. Via WhatsApp, Facebook o attraverso la posta elettronica. La storia è straziante: un bambino di 10 anni, una malattia che sembra non lasciare scampo. Poi una flebile e costosa speranza, una richiesta d’aiuto, il nome di un’Associazione e un conto corrente. «Aiutateci», la richiesta fatta circolare su piattaforme che hanno una capacità di propagazione inedita nella storia. Oppure: «Aiutiamo i nostri fratelli del Centro Italia». Si riferisce al terremoto, su Facebook, con una pagina creata ad hoc a poche ore dal sisma che ha devastato Amatrice e le zone circostanti. Bastano 5 euro, da versare su un conto che dovrebbe appartenere alla Protezione civile, ma non è vero.

E ancora: falsi medici che organizzano raccolte fondi per il cancro o dottori reali costretti a smentire richieste di denaro a loro nome per presunti pazienti in fin di vita. «Il fenomeno è sempre esistito, con internet si è moltiplicato. Prima le truffe di questo genere avvenivano con il contatto diretto con gli anziani, adesso si insinuano in contesti spazio-temporali di stanchezza o rilassatezza attraverso mail, pop-up o i social network», spiega Anna Rita Carollo, commissaria capo della Polizia di Stato. Mentre stiamo consultando messaggi di lavoro o giocherelliamo distrattamente sulle piattaforme social rischiamo di diventare bersaglio di bufale e tentativi di raggiro che fanno leva sulla nostra sensibilità o su temi di rilevanza sociale.

Qualche dato della Polizia postale: nel 2016 in Italia sono stati truffati online 3.419 over 65 e 20.832 persone di età compresa fra i 18 e i 65 anni. I denunciati ammontano a 3.468. Interessanti anche le cifre relative a quanti hanno inoltrato una segnalazione o una richiesta di informazioni sul sito apposito commissariatodips, sulle truffe ma non solo, nella sezione «collabora»: rispettivamente, 19.492 persone per la prima cosa e 17.374 per la seconda. Siamo sempre nel 2016, cui risalgono i dati più aggiornati. Carollo è ottimista: «La partecipazione conferma che c’è una sempre maggiore consapevolezza dei rischi e dei meccanismi in questione. Inoltre, pur essendo in crescita, le truffe non procedono in modo direttamente proporzionale all’uso che si fa di internet (a navigare, secondo gli ultimi dati Audiweb, sono ormai 34,2 milioni di italiani, 13 milioni dei quali lo hanno fatto solo dagli schermi mobili, ndr)».

L’altra nota positiva è che esistono stratagemmi e accorgimenti per mettere al riparo se stessi e combattere la circolazione dei raggiri. «Diffidate, prima di tutto, dei singoli che chiedono dati personali e l’invio di piccole somme», spiega Carollo. Bisogna poi «evitare di usare canali privati come WhatsApp e la email, perché sfuggono ai controlli e agli accorgimenti tecnici dei canali ufficiali per fermare i truffatori», prosegue. Insomma: le chat e i servizi che usiamo per rimanere in contatto con amici e colleghi non sono il contesto ottimale per fare beneficienza. «Quando vengono citati enti o persone più o meno note è sufficiente fare un ricerca su internet per verificare se esistono…

Per saperne di più clicca qui: https://www.corriere.it/buone-notizie/18_maggio_12/truffe-sociali-web-il-pop-up-internauti-rischio-09b0f34c-55ee-11e8-9c30-640530cfa12f.shtml

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