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 [Fonte: Vita.it - di Sara De Carli]

La scuola ha un problema metodologico, che nessuna riforma ha mai messo a tema. Passare dalla scuola del controllo alla scuola dell’apprendimento implica innanzitutto liberarsi di alcune pratiche, che pure si perpetuano senza fondamento didattico. E poi? Ecco i sei punti del Manifesto per la "scuola che verrà" di Daniele Novara

Dalla scuola del controllo alla scuola dell’apprendimento, dalla scuola impostata per obiettivi-contenuto-verifica, incentrata sul docente, che parte dal programma, che legittima la lezione frontale alla scuola dell’apprendimento, che parte dal punto in cui ogni alunno si trova, che va avanti per laboratori, che valuta non il risultato ma il progresso fatto. È questo il sogno di scuola che Daniele Novara e l’equipe del Centro Psico Pedagogico di Piacenza hanno condiviso sabato con i mille insegnanti ed educatori che sabato hanno affollato il Teatro Carcano di Milano nel convegno "La lezione non serve. La scuola come comunità di apprendimento". Una scuola che nascerà da un Manifesto in sei punti, che vanno a toccare ciò che nessuna delle tante riforme della scuola ha mai sfiorato, il tema metodologico, il come organizzare i processi di apprendimento.

Manifesto della scuola che verrà

  1. Si impara dai compagni. Anche il copiare allora è un processo di imitazione che permette di apprendere. La scuola ha bisogno di un clima osmotico, la gita ad esempio va fatta a inizio anno per costruire il clima, non a fine anno come premio.
  2. Si impara con le domande. Non quelle che cercano la risposta esatta, ma quelle maieutiche che attivano la voglia di scoprire
  3. Si impara nel laboratorio. L’alternativa alla lezione frontale è il laboratorio.
  4. Si impara sbagliando. Serve una valutazione evolutiva, che tenga conto del punto di partenza e dei progressi fatti. Si impara valutando i progressi fatti, non gli errori.
  5. Si impara con l’insegnante che fa da regista. Non sono gli insegnanti che devono parlare, gli insegnanti devono far lavorare i ragazzi.
  6. Si impara divertendosi. Se la didattica è creativa, sorprende e accompagna alla scoperta. Ai ragazzi non possiamo fare sempre la richiesta “ascoltate”, la richiesta giusta è “muovetevi, siate attivi”.

Per cambiare però, Novara ne è convinto, bisogna iniziare dal togliere. Con la sua consueta verve così ha consegnato alla riflessione degli insegnanti un elenco di pratiche didattiche inerziali, pratiche cioè «che nella scuola si ripetono senza reali motivazioni pedagogiche o di organizzazione dei processi dell’apprendimento, senza intenzionalità metodologica, che sono comparse senza che si sappia chi le abbia introdotto e perché e che continuano a vivere all’infinito solo perché “si è sempre fatto così”».

Per saperne di più clicca sul link sopra, oppure qui: http://www.vita.it/it/article/2018/04/16/dalla-campanella-alle-file-di-banchi-le-sei-pratiche-inerziali-di-cui-/146566/

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