+39 015 0991174 | info@ilfilodatessere.com

News

[Fonte: Buone notizie, Corriere della Sera]

Si chiama «Il paese ritrovato». Tutti gli abitanti sono malati Ogni dettaglio è stato studiato per aiutarli a ritrovare la strada di casa. E armadi «intelligenti» aiutano a vestirsi

Le case hanno le facciate dai colori vivaci: giallo, rosso, verde, anche a righe orizzontali. I percorsi per raggiungere il minimarket, il parrucchiere, il teatro o la sala cinema sono ben segnalati sul selciato con pietre dalle tonalità diverse che individuano il sagrato della piccola chiesa e un gioco degli scacchi nell’area dell’animazione. Nel «paese ritrovato», il primo villaggio italiano pensato per i malati di Alzheimer che si inaugura sabato a Monza, ogni dettaglio è stato studiato per aiutare le persone a ritrovare la strada di casa senza timore e orientarsi all’interno del paese di 14 mila metri quadrati realizzato in poco più di un anno in via Casanova, non lontano dalla Villa Reale voluta da Maria Teresa d’Austria per il figlio Ferdinando. L’anima di questo progetto pionieristico è Roberto Mauri, direttore della cooperativa «La Meridiana» che da 40 anni in città si occupa di garantire servizi per il benessere degli anziani. «Quando ci siamo resi conto che l’Alzheimer e le altre forme di demenza sono la malattia del secolo e i casi raddoppieranno nei prossimi vent’anni - spiega mentre cura gli ultimi dettagli nel cantiere - abbiamo capito che era arrivato il momento di fare qualcosa, pensare ad un progetto che potesse riscrivere il paradigma della cura e dell’assistenza ed essere replicato anche altrove».

Per ispirarsi Roberto Mauri è volato in Olanda, a Weesps, dove da oltre dieci anni esiste qualcosa di simile: «La nostra idea era però quella di realizzare un vero e proprio paese, con la piazza, i negozi, la chiesa, l’ufficio informazioni, le panchine dove fermarsi a chiacchierare. Qualcosa che non avesse in nulla l’aspetto di una residenza per anziani». All’interno del paese ritrovato gli ospiti vivranno in otto appartamenti da otto persone, ognuno con la propria camera, il bagno, ma anche una cucina e un soggiorno comune per condividere alcuni momenti della giornata.

Anche l’arredo dei locali è stato pensato per aiutare la memoria: un gruppo di allievi della facoltà di design ha progettato un armadio «intelligente» che aiuta a scegliere gli indumenti da indossare illuminando in sequenza i cassetti dell’intimo, delle camicie, dei pantaloni, delle calze e delle scarpe. Per i 64 ospiti all’interno del villaggio sono previsti circa 55 operatori: alcuni saranno presenti nelle abitazioni per fornire aiuto e assistenza se necessario, gli altri sono educatori, psicologici, terapisti occupazionali che «vestiranno» ruoli diversi: dal commesso del minimarket alla parrucchiera, dalla cassiera del cinema al barista. «Tutto personale formato - prosegue Mauri- per gestire la relazione con il malato e stimolare le sue capacità residue». «Nel mondo le persone affette da Alzheimer sono stigmatizzate - commenta Mariella Zanetti, geriatra e responsabile del gruppo Alzheimer della cooperativa - e si rischia l’isolamento, un eccesso di medicalizzazione.

Il paese ritrovato non vuole essere un luogo di cura, ma di vita dove le persone sono libere di scegliere a che ora svegliarsi, cosa andare a comprare, cosa prepararsi per pranzo, se uscire». Il monitoraggio all’interno del villaggio, costato 8 milioni di euro e finanziato per 6,5 milioni da un gruppo di industriali monzesi, Fondazione Cariplo, Fondazione della Comunità di Monza e Brianza e tanti privati cittadini, sarà comunque costante, ma discreto…

Per saperne di più clicca sul link sopra, oppure qui: http://www.corriere.it/buone-notizie/18_febbraio_22/a-monza-nasce-villaggio-misura-malati-alzheimer-5b0c7bea-17e0-11e8-b6ca-29cefbb5fc31.shtml

cooperjob logologo cgm logo confcooperative logo caritas neg logo rina neg

I cookie ci aiutano a fornire i nostri servizi. Utilizzando tali servizi, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra.